Da oggi potrete ottenere sconti su Amazon Italia cliccando qui

Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post

mercoledì 7 ottobre 2009

Un liuto.

Oggi sono un po' giù di corda, quindi non vi tratterrò a lungo, cosa del resto richiesta da molti; vi prego soltanto di porre la vostra attenzione su questo pensiero di Liu Chang Chin, uno dei più grandi poeti del periodo Tang.

Ascoltando il suono del liuto.

Sul tintinnare del liuto a sette corde,
sento il sibilo calmo del vento tra i pini.
Amo quel brano, anche se è antiquato;
la gente d'oggi, del resto, per lo più non sa suonare.

venerdì 25 settembre 2009

Per chi suona la campana.


E' mattina presto in un parco di una città cinese qualunque. L'aria pungente dell'inizio primavera ti lascia respirare bene e tra le piante non arrivano neanche gli odori poco gradevoli di una umanità troppo numerosa per non darsi reciprocamente fastidio. Su un prato un gruppetto di anziani praticano il Tai Ji con movimenti lenti e continui che aiutano a fare spazio tra i pensieri, a rallentare le connessioni tra neuroni, a far fluire con regolarità vagotonica i tuoi bioritmi. Anche i suoni sono lontani, quasi impercettibili, ovattati dallo spazio e dalle distanze. In fondo al giardino, d'un tratto, una percussione netta fa esplodere nell'aria un suono forte e deciso che si spande nell'aria in onde sovrapposte come una pietra gettata sulla superficie piatta di uno stagno. E' una sonorità grave quella della grande campana cilindrica che sta sotto un porticato di colonne rosso laccato a cui un monaco ha spinto, con un movimento ritmato e deciso, il grande batacchio contro la parete ricoperta di minuscoli caratteri in grafia antica. Dura a lungo il suono di una grande campana, pervade l'aria come un liquido denso, scemando a poco a poco come vino che cola gli archetti di glicerina lungo le pareti di un bicchiere di puro cristallo. Lentamente, con spazi precisi e preordinati. Tutte le campane che ricordo danno queste sensazioni. I colpi frequenti ed acuti da un basso campanile bianco della chiesetta di Chamula nel Chapas, il tintinnio delle campanelle dorate dei templi buddisti di Chang Mai, la campana rituale battuta col pestello di legno dei monaci tibetani al monastero di Sera, le grandi campane giapponesi fatte risuonare dal movimento di un tronco basculante, il concerto lontano dalle torri di Notre Dame ed anche l'Ave Maria che alle otto di tutte le mattine, il campanile del mio paesetto di montagna, proprio sopra la mia testa, spara in maniera assordante e ripetuta, eppure non fastidiosa. O ancora le piccole campane che fanno da sottofondo continuo al verde ricco di sentore di spezia di Bali, i tocchi pesanti nella semioscurità della cattedrale di Colonia, il desiderio di farsi sentire dei suoni che scendono dalle cupole a cipolla del grande monastero di Kiev sulla riva del Dnieper ghiacciato, lo scampanio di quelle appese al collo degli animali al pascolo in una valle alpina o quelli un po' più sordi e rapidi dei piccoli campanacci delle capre dei monti del centro di Creta. Diversamente da quasi tutti gli altri mezzi inventati dall'uomo per produrre suoni, questo dà sempre una sensazine di misterico, di trascendente, della ricerca umana di appoggiare la propria debolezza a qualcosa di più forte e tranquillo. Chi ha inventato la campana? Certo qualcuno che cercava la pace interiore. Avrete capito che stamattina non sapevo di cosa scrivere, ma mentre scorrevo le foto che ho in archivio alla ricerca di idee, la vista di questa campana lontana si è subito accoppiata magicamente al vuoto mentale, entrando automaticamente in risonanza. Secondo voi ci vogliono più campane in giro?

mercoledì 25 febbraio 2009

Ascoltando la cetra

Ho un grande rammarico, quello di non saper suonare nessuno strumento. Invidio molto chi lo sa fare, specialmente se è bravo. Deve essere una straodinaria soddisfazione produrre o meglio riprodurre una melodia seguendo canoni precisi, sentieri già percorsi da molti, eppure sempre nuovi e diversi. Qualcuno assimila i suoni ai colori ed ecco da una tavolozza infinita colare infinite sfumature che si dispongono in ordinato disordine nell'ambiente. Amo tutta la musica, vicina o lontana, nel tempo e nei luoghi e nelle culture. Forse il pianoforte sarebbe stato troppo paludato (e poi è complicato portarselo dietro per suonare qualcosa quando ti viene voglia), ma il violino, così acuto e preciso, dirompente nella sua voglia di perfezione o l'oboe, tranquillo e nobile come un dignitoso aristocratico di campagna. Meglio di tutti il violoncello, uno strumento perfetto, di sonorità talmente piena e completa, da soddisfare il piacere dell'ascolto e della produzione del suono stesso anche senza nessun altro compagno. Ma mi sarei accontentato anche della chitarra, che pure ho tentato di strimpellare in gioventù, pochi accordi per accompagnare le canzonette atte a sensibilizzare la sensibilità femminile. E' tra tutti lo strumento femmina per eccellenza, tanto rotonda può essere la sua sonorità, a tratti lanquida, a volte stridula, sensuale al punto giusto quando vuole esserlo e alla pari scostante e nervosa se pizzicata con sgarbo. Con che dolcezza il suo arpeggio veste di trine delicate una melodia suadente o il mi basso, che colora il sottofondo con dolcezza materna, per scatenare poi la furia delle corde alte toccate contemporaneamente, fino ai suoni metallici e scostanti del plettro che insiste parossisticamente sul cantìno. Peccato che non abbia trovato il tempo di studiare musica, mi sarebbe stata gradita compagna spesso. Perchè tanto ti può dare l'esecuzione musicale; ti soddisfa se lo fai per te stesso, un piacere solitario che ha pochi uguali e ti può curare, aiutare nei momenti di difficoltà, far gioire anche della solitudine o aiutarti a stemperare le difficoltà, calmare l'eccitazione e le paure, preparare la mente alla soluzione degli altri problemi. Ancora di più se lo fai per gli altri, dai piacere a te stesso e a chi ti ascolta, che si lega a te in una unione mentale di comune sentire, di soddisfazione dei sensi. Forse per questo, in oriente le donne che si occupavano del benessere degli uomini, dovevano essere capaci musiciste, dalle gheishe giapponesi, alle concubine cinesi o nel sudest asiatico, una delle capacità richieste era proprio avere grande pratica ed abilità con la mandola o la cetra o il p'i p'a, il liuto cinese. Una donna che non conoscesse la musica aveva poche possibilità di interessare il signore.Ecco dunque per sottolineare questo concetto, una bella lirica di Li Tuan, vissuto in epoca Tang, che caratterizza i suoi versi con piacevoli ed insolite osservazioni.

Ascoltando la cetra

Vibra la cetra dorata sul suo saldo supporto,
per il tocco della bella, dalle dita di giada.
Poichè brama attenzioni dal suo giovin signore,
si concede, ogni tanto, di sbagliare un accordo.