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mercoledì 17 novembre 2010

Tramonto.


Mi sento proprio pigro e svuotato, per fortuna è uscito un po' di sole.

Allora oggi per voi solo una lirica di Li Shang Yin, un poeta triste e malinconico del tardo periodo Tang.


Vagando nella pianura.

E' sera: tra pensieri inadeguati
guido il carro verso l'antica piana.
Il sole al tramonto è straordinario,
però si avvicina l'imbrunire.

mercoledì 7 ottobre 2009

Un liuto.

Oggi sono un po' giù di corda, quindi non vi tratterrò a lungo, cosa del resto richiesta da molti; vi prego soltanto di porre la vostra attenzione su questo pensiero di Liu Chang Chin, uno dei più grandi poeti del periodo Tang.

Ascoltando il suono del liuto.

Sul tintinnare del liuto a sette corde,
sento il sibilo calmo del vento tra i pini.
Amo quel brano, anche se è antiquato;
la gente d'oggi, del resto, per lo più non sa suonare.

sabato 18 luglio 2009

In montagna un giorno d’estate

Certo qui l’atmosfera è decisamente diversa, anche se per tutta la notte il vento teso dell’Assietta ha spazzato con forza la valle portando con sé nubi e umidità. Non è certo il feroce vento gelido dell’inverno che faceva dire al Cardinal Pacca “Se vuoi conoscer l’inferno vieni alle Fenestrelle d’inverno”, pure le folate che sibilano sotto il tetto fanno temere ogni genere di disastri, poi, la mattina, trovi al più qualche vaso rovesciato ed il cielo terso con qualche bianca nuvola alta che ti riconcilia con il mondo. Così i rudi camminatori prendono la strada delle vette, mentre i pigri, che vogliono approcciare la natura con più calma, si stendono sui prati con gli amici ritrovati, con cui è bello dialogare su come è passato l’inverno. Deve essere un po’ la stessa serena malinconia di Li Po in questa lirica forse meditata tra i monti dopo un caldissimo luglio a Chang An.

Agito lievemente un bianco ventaglio di piuma,
Seduto colla camicia aperta in un verde bosco.
Mi tolgo il berretto e l’appendo ad una pietra che sporge;
Il vento dei pini piove aghi sulla mia testa nuda.

domenica 14 giugno 2009

Calura estiva.

Adesso che è scoppiata l'estate non se ne può già più del caldo. Solo si aspetta la sera quando una brezza più leggera interviene e l'oscurità si fa amica e magari si va a prendere un gelato da Cercenà (probably the best in the world). Chissà se anche Wang Chang Ling agli inizi del 700 aveva tutto 'sto caldo nelle notti estive davanti al lago (e se aveva una gelateria vicino).

Godendo del chiaro di luna con mio cugino, nella camera del Sud, mentre ricordiamo Tsuei, prefetto di Shan Yin.

Nella camera del Sud me ne sto senza angosce,
mentre la luna nascente, a tende aperte, già si mostra.
Su erbe ed acque i suoi riflessi, tra il chiaro dei bagliori,
grandi onde a scavalcare la finestra.
Quante volte crescerà la luna, per svanire puntuale?
Intanto ogni momento svanirà nel suo passato.
Sulle rive di acque chiare, una bella
questa notte canta di tormenti e sofferenze.
Perchè mai tanta distanza, smisurata tra di noi?
Una brezza lieve mi riporta una fragranza di orchidee.

Meglio andare in montagna oggi, farà caldo.

venerdì 5 giugno 2009

Jiǔ


L'ideogramma "jiǔ" è molto utilizzato nell'impero di mezzo, come del resto lo sarebbe in tutte le altre culture millenarie. La parte destra si identifica facilmente con un' anfora vinaria classica, dalla forma panciuta, il collo stretto con anse ed il fondo che va rastremandosi. Pensate che i cinesi scoprirono per primi l'utilizzo dela funzione del baricentro applicato alle anfore. Venivano infatti prodotte in modo che, immerse nell'acqua de fiume, si raddrizzassero spontaneamente una volta piene. (sottolineo di nuovo, che appena questa gente smetterà di copiare, saranno dolori per tutti). La parte sinistra è la ben nota stilizzazione ridotta dell'acqua, mirabilmente raffigurata da tre gocce che cadono, guardate, quella più in basso, che ha già raggiunto la superficie di impatto addirittura rimbalza in un delizioso schizzetto. Bene, quindi, il liquido contenuto nell'anfora vinaria , cioè "alcool, liquido alcoolico". Basta infatti aggiungere davanti i caratteri "pú táo " (uva) e abbiamo vino, "pí " e abbiamo la birra, "mǐ" (riso) e abbiamo il vino di riso e pensate un po', anteponendo "kòng xīn" abbiamo "alcool dal cuore vuoto, senza sentimento" che significa aperitivo, un giudizio un po' tranchant che mette questa pratica così diffusa in occidente, tra le cose futili. Detto questo, rimane il fatto che l'alcool, sotto le sue più diverse forme ha lavorato a fondo in tutte le culture, riuscendo ad essere resposabile di molta espressione artistica. Quanti poeti, da Bodelaire a Ommar Khayyam sono debitori all'alcool per la loro produzione. Il mio favorito Li Po, che ormai ben conoscete, non era certo da meno e in questa occasione doveva essere piuttosto "rotondo" ed oggi, stimolato ed invidioso dell'eleganza proposta qui da Popinga che vi invito a leggere con piacere, voglio tentare una indegna traduzione di una sua famosa lirica (nello stile dei 20 caratteri in 4 versi) e vi assicuro che di mattina non sono solito toccare alcool.
杂曲歌辞


金花折风帽,
白马小迟回。
翩翩舞广袖,
似鸟海东来。
Andarsene cantando una canzone sguaiata.


Un colpo di vento e il costoso cappello è perduto,
mentre il candido cavallo ritorna pian piano.
Ballo elegante, muovendo le ampie maniche,
come l’ uccello marino che viene dall’est.

sabato 18 aprile 2009

Shí


Premettiamo che oggi ho preso una formina di Montdor, ho fatto sulla parte superiore un piccolo scavo con un cucchiaino e dopo avervi versato mezzo bicchierino di Sauternes che mi ero tenuto appositamente da parte, e dopo averlo avvolto in carta argentata, l'ho infilato a 180° C nel forno per 20 minuti. Toltolo, l'ho spartito a cucchiaiate con la mia famigliuola, che sembra abbia gradito, innaffiandolo col rimanente della bottiglia. Ciò detto passiamo ad esaminare l'ideogramma Shí , ben importante in Cina, in quanto laggiù si ama molto stare intorno alla tavola, sia coi famigliari e amici che per fare affari. I neonati vengono presentati con un gran pranzo (non bolliti, come pensano alcuni), e affari e dispute si appianano e si concludono al ristorante, come ho spesso avuto modo di constatare. Anche il matrimonio tradizionale si celebra con un sorso di thè dalla stessa ciotola durante un gran pranzo per legittimare l'inizio della vita in comune di due persone. Il carattere dunque è composto, partendo dall'alto da quello di "insieme", più sotto "pentola" e ancora sotto "mestolo. Quindi "radunarsi in casa di chi sta cuocendo il riso, partecipando alla mensa", quindi "mangiare", un'azione sociale comune, non solitaria. Il termine è usatissimo in espressioni come : Yué shí - mangiare la luna per dire "Eclisse" durante la quale la luna viene divorata dalla cattiva stella LuòHou Xing; oppure Shí yan - mangiare la parola per dire tradire la parola data. Quindi, messo (temporaneamente) da parte Montd'or e Sauternes, in onore di Niki e della sua ricetta mi preparo il riso basmati e la cannella per la prossima settimana e stasera pollo alle mandorle con le bacchette (scusa Doc) e poi manifestazione di Kung Fu al palazzetto.
Per addolcirvi la bocca, beccatevi questa lirica primaverile di Meng Hao Jan del solito periodo Tang.

Breve visita ad un vecchio amico.

Per me miglio e pollame, da un caro vecchio amico;
sono invitato alla sua casa.
Piante verdi e rami tutto intorno al villaggio,
tra montagne azzurre, chine sulle case.
Sulla veranda davanti all'orto,
tra i boccali pieni, parliamo dei raccolti dei gelsi.

domenica 15 marzo 2009

Partenza

Non ho mai capito come mai il momento che precede la partenza è per me di difficile gestione. Malesseri ipocondriaci, metereopatie varie, chissà; è sempre stato così; un timore dell’ignoto che litiga con la sindrome di Ulisse, una contraddizione nascosta tra le mie inquietudini. Quindi oggi ci sta a pennello una lirica di Zen Shen , poeta di frontiera che nel 750 scriveva così:

Canto della neve bianca.

Il vento del nord avvolge la terra e falcia l’erba bianca
mentre qui, dal cielo tartaro scendono fiocchi di neve.
Questa notte, sento d’improvviso la brezza di primavera;
tra i tanti e tanti rami di mille peri in fiore.
Entra la neve dalle tendine di perla, bagna schermi di seta;
le pellicce di volpe e le trapunte di broccato non danno più calore.
Il deserto non si cura delle distese di ghiaccio,
ma le nubi pesanti tremano per tutto quel gelo!
Qui, sullo spalto, cade qua e là neve di primavera;
il vento sferza una bandiera rossa, immobile, gelata.
Ci siamo detti addio, lì, sulla porta est della Torre della Ruota,
mentre la neve copriva la pista del Cielo.
Dietro la curva, intorno al monte , non ti ho visto più;
sulla neve, solo le tracce dei cavalli.